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Tutto il mondo guarda con preoccupazione alle esplosioni nucleari della Corea del Nord, ma pure in Italia pochi sanno che c'è un nucleare molto più vicino, quello dei circa sessanta ordigni atomici presenti nelle basi di Ghedi e di Aviano, nelle province di Brescia e di Pordenone. Bombe atomiche statunitensi, vere, collaudate, micidiali, molte volte più potenti di quelle che distrussero Hiroshima. In Europa l'Italia non è l'unico paese ospite; ci sono armi nucleari Usa anche in Germania, Belgio, Olanda e Turchia (queste proprio a poche centinaia di chilometri dalla polveriera siriana, che desta preoccupazioni ancora maggiori) per un totale di circa centocinquanta testate; a queste si aggiungono le oltre cinquecento presenti negli arsenali nazionali di Gran Bretagna e Francia.
Del nucleare si è parlato nel convegno “International security in the Trump era”, svolto dal 21 al 23 settembre a Castiglioncello, nel comune di Rosignano Marittimo, in Toscana. Il simposio degli scienziati per il disarmo si tiene ogni due anni dal 1985, ed è organizzato dall'Unione degli Scienziati Per Il Disarmo onlus (
www.uspid.org) e dalle Pugwash Conferences on Science and World Affairs (www.pugwash.org, Premio Nobel per la Pace 1995 insieme a J. Rotblat) in collaborazione con il Comune di Rosignano Marittimo e con il supporto di organismi scientifici di primo piano (il Centro Interdisciplinare di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa, il Centro Interdipartimentale Ricerche per la Pace dell’Università di Bari, il CNR, le associazioni accademiche “Frontier detectors for frontier physics” e “Ricerca Fondamentale in Fisica”). La diciassettesima edizione ha riunito alcuni tra i maggiori esperti mondiali di questioni nucleari: ambasciatori di grande esperienza nel settore degli armamenti come Carlo Trezza (Italia) e Sergio Duarte (Brasile), l'ex ministro della difesa britannico Desmond Browne, Lord of Ladyton, e il più volte ministro del governo iraqeno Al-Shahristani, che ai tempi di Saddam Hussein ha trascorso 11 anni in carcere  per essersi rifiutato di collaborare al programma nucleare militare; Paolo Cotta Ramusino segretario generale delle Pugwash, e Hans Kristensen, direttore del progetto per l'informazione sul nucleare della Federation of American Scientists. Sono intervenuti anche due esponenti del governo italiano: il senatore Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli esteri, e l’onorevole Massimo Artini, vicepresidente della Commissione Difesa della Camera.
Durante la tavola rotonda pubblica di giovedì 21 “Le armi nucleari U.S.A. in Italia” è stata sottolineata l'importanza dell'informazione per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema, vista l'opacità di scelte che non sono state condivise con i cittadini, violando i loro diritti ed esponendoli a rischi.
Gli interventi hanno mostrato come negli ultimi anni il processo di disarmo nucleare, portato avanti con difficoltà nei decenni seguiti alla dissoluzione dell'URSS, si sia praticamente fermato, mentre nuovi rischi sorgono a seguito dei programmi nordcoreani e dell'indebolimento del Trattato di non Proliferazione Nucleare, che a partire dagli anni Settanta è riuscito a limitare la diffusione delle tecnologie nucleari militari a nuove nazioni. Ad oggi sono nove gli stati con arsenali atomici (Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina, Israele, India, Pakistan e, come noto, Nord Corea). Al mondo vi sono ancora più di 15 mila ordigni atomici, tra strategici e tattici.
Un nuovo importante sviluppo si è avuto a luglio con l'approvazione all'Onu del Trattato per il Bando delle Bombe Nucleari (Nuclear Weapons Ban Treaty). Il Ban è frutto dell'iniziativa di paesi non nucleari che, frustrati dalla mancanza di un serio programma di disarmo nucleare, hanno deciso di fare pressione sui recalcitranti paesi dotati di armamento atomico. Il Trattato è stato aperto alla firma il 20 settembre a NewYork, durante l'assemblea della Nazioni Unite, ed entrerà in vigore solo quando lo avranno ratificato cinquanta stati. “Anche se impegnerà solo i firmatari, e non le potenze nucleari, la speranza è che queste sentiranno la pressione internazionale e della società civile, dovendo prima o poi adeguarsi, come è già successo nei casi dei precedenti divieti alle armi chimiche, alle mine antiuomo, alle bombe a grappolo” concludono gli organizzatori del convegno.
Gli scienziati non si sono occupati solo di armi nucleari in Italia e nel mondo, ma hanno toccato temi quali il terrorismo islamico, l'eventuale disimpegno americano nei confronti della difesa europea e la possibilità di realizzare una difesa comune nel vecchio continente (su cui Germania, Francia, Italia e Spagna sono fondamentalmente d'accordo) che potrebbe forse giovarsi, almeno per un periodo transitorio, dell'ombrello nucleare di Parigi.


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Pubblicato il 25-09-2017
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