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Lunedì 19 giugno in piazza Garibaldi Vada e l’intera comunità rosignanese tornano a commemorare uno degli episodi più drammatici avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale, quando un reparto di soldati nazisti in ritirata uccise senza alcun motivo quattro cittadini di Vada, Ruggero Lupichini, Delfo Rofi, Elio Vanni ed Ivo Vanni, costringendo poi la popolazione a sfilare di fronte ai cadaveri barbaramente esposti. Quest’anno la riflessione sarà portata avanti insieme al Ministro della Famiglia On. Rosy Bindi. Un’ulteriore occasione per riflettere sul passato e mantenere vivo il ricordo di ciò che è stato, quale monito per il futuro, in un presente ancora segnato da innumerevoli episodi di guerra e terrorismo in tutto il mondo. Nel corso della serata verrà ricordato anche uno dei grandi protagonisti dell’episodio, Don Antonio Vellutini, dato che proprio nel corso della cerimonia verrà presentato pubblicamente il libro “Don Antonio Vellutini. Un prete con i cattolici nell’antifascismo e nella resistenza livornese”. La commemorazione avrà inizio alle ore 21.00 in piazza Garibaldi a Vada con un concerto del Gruppo Filarmonico Solvay. A seguire il saluto del Sindaco Alessandro Nenci e di Giacomo Luppichini, Presidente della sezione locale dell’Anpi, che da tempo ormai sta lavorando insieme al Comune per la messa a punto di iniziative tese a valorizzare al meglio la storia del nostro territorio. La parola poi passerà al Ministro della Famiglia On. Rosy Bindi per una riflessione a tutto campo legata appunto al tragico eccidio vadese. Riproponiamo di seguito un breve resoconto dei fatti riguardanti l’eccidio di Vada. La dinamica dell’eccidio di Vada è piuttosto nota. All’alba del 20 giugno ’44 le SS della sedicesima divisione Reichsfurer entrano nel paese e cominciano un barbaro rastrellamento casa per casa. Uccidono quattro persone, semplici cittadini, senza alcuna motivazione, dopodiché radunano la popolazione nella piazza del paese. Qui i tedeschi hanno un colloquio con Don Vellutini, il parroco di Vada, alla fine del quale non commetteranno altre violenze, se non quella di obbligare la folla a sfilare di fronte ai morti, esposti come esempio e tenuti lì davanti per moltissime ore. Un’azione intimidatoria, forse dovuta al fatto che a Vada era presente ancora una piccola comunità di cittadini non sfollati o forse causata dal fatto che il paese era stato l’unico a non aver subito a fondo i bombardamenti degli alleati. Resta il fatto che la tragedia del 20 giugno avrebbe anche potuto assumere dimensioni molto più ampie se i cittadini di Vada non avessero, nonostante tutto, mantenuto la calma e soprattutto se non ci fosse stato un comportamento esemplare come quello di Don Vellutini, il quale, parlando con i tedeschi, riuscì ad evitare che all’assassinio dei quattro giovani vadesi e alla barbarie dell’esposizione dei loro cadaveri da parte delle SS, si sommasse un sacrificio ancora più grande della popolazione.
Data di revisione/modifica: 16-01-2009
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