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“Io rispetto la sua idea, lei rispetti la mia”. In queste parole, le ultime pronunciate da Oberdan Chiesa prima della fucilazione rivolgendosi al prete confessore, è racchiuso il senso profondo delle celebrazioni che si sono tenute questa mattina a Rosignano per ricordare la barbara uccisione del giovane antifascista livornese nel gennaio del 1944 e, solo un anno dopo, il 27 gennaio 1945, l’apertura dei cancelli di Auschwitz. Nonostante il freddo pungente era gremito l’auditorium in Piazza del Mercato, dove si sono tenuti gli interventi del Sindaco Alessandro Nenci, del Presidente dell’Anpi locale Giacomo Luppichini e dello studioso e Sindaco di Fiesole Fabio Incatasciato. “Soltanto 60 anni – ha ricordato il primo cittadino di Rosignano – sono trascorsi da quando la civile Europa è stata teatro di quella crudele e disumana follia che ha portato alla guerra e alle deportazioni nei campi di sterminio. Nell’ambito di questa stessa follia si colloca anche la tragedia di Oberdan Chiesa, una giovane vita spezzata soltanto a causa degli ideali di libertà e giustizia in cui lui credeva. Per questo la luce del suo ricordo deve restare accesa sempre, soprattutto per i giovani, non soltanto il 29 gennaio di ogni anno, ma ogni giorno della nostra vita”. Non a caso in molti sono venuti questa mattina a Rosignano per ricordarne la memoria: Amministratori della Provincia e dei Comuni della Bassa Val di Cecina, rappresentanti del Consiglio Comunale e di tutte le forze dell’ordine del territorio, ma anche tanti semplici cittadini e cittadine. “Oberdan Chiesa – ha spiegato lo studioso Incatasciato – era un personaggio internazionale, proveniente da una famiglia di forti ideali risorgimentali, che a partire dai primi anni ’40 era divenuto un terminale importante per il comunismo in Italia. Per questo motivo fu ucciso, dopo un vile processo farsa, a seguito di un’azione gappista, un vero e proprio atto di guerra, commesso ai danni di due carabinieri, che peraltro rimasero soltanto feriti. Per decidere della eliminazione di Chiesa si mossero i più alti vertici del fascismo, preoccupati per l’incalzante estendersi di una rete di ribellione in Val di Cecina, in Val di Cornia e in tutto il circondario livornese e pisano. Lo stesso Mussolini era a conoscenza di questi fermenti e perciò serviva un atto di dimostrazione forte. Non a caso dal plotone di esecuzione, formato da repubblichini e carabinieri, furono proprio i primi ad uccidere Chiesa, mentre gli uomini dell’Arma spararono in aria. Questa – ha concluso Incatasciato – è una vicenda tutta italiana, in cui i nazisti non c’entrano per niente. Ecco perché quando si parla dell’orrore della Shoah e delle deportazioni, sia ebree che politiche, dovremmo sempre riferirci al nazifascismo”. E in questo contesto si è inserito anche l’intervento di Luppichini. “Rivendichiamo con forza – ha detto - una forte eredità antifascista e siamo interessati innanzitutto alla verità storica di queste e di altre numerose vicende che hanno colpito duramente i nostri territori. Essere antifascisti, anche oggi, significa – ha concluso – testimoniare amore per la libertà, la democrazia, la tolleranza e tutti quegli alti valori così ben rappresentati dalla nostra Costituzione”. Al termine degli interventi, l’esibizione della Filarmonica Solvay ed il trasferimento al Lillatro, per la deposizione della corona di alloro al monumento eretto in memoria di Oberdan Chiesa. Si continuerà a parlare del valore del ricordo lunedì mattina, 31 gennaio, in occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria volute dal Consiglio Regionale della Toscana, che quest’anno ha scelto di riflettere sull’episodio dei ragazzi dell’orfanotrofio israelitico di Livorno, salvati dalla deportazione tra Sassetta e Vada. Due infatti saranno i momenti della memoria: alle 10 presso la stazione di Vada, dove verrà scoperta una targa in ricordo dell’ospitalità che la popolazione del paese ed il suo parroco Don Antonio Vellutini seppero offrire ai ragazzi originariamente destinati ad essere deportati, e poi a Sassetta, presso l’Hotel La Selva, a partire dalle ore 12, con una seduta solenne del Consiglio Regionale della Toscana.
Data di revisione/modifica: 16-01-2009
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